Corrieri a 4 zampe: quando lo sfruttamento animale incontra la malavita

CocaNegli ultimi giorni si è parlato del trentaduenne Massimo Pracchia e del suo cane, un bellissimo esemplare di Dogue de Bordeaux, coinvolto nel modo più crudele che si possa immaginare in un meschino traffico di stupefacenti. Partiamo dall’accaduto, in breve: la cucciola è stata portata d’urgenza dalla convivente dell’uomo e da una volontaria presso una struttura veterinaria. Abbandonata, infatti, a se stessa nel giardino di casa aveva cominciato a dare allarmanti segni di malessere, da qui il ricovero e l’agghiacciante scoperta: Coca (questo ora è il suo nome) aveva stipati con maestria nell’addome numerosi ovuli di droga.

Se è vero che prima di oggi non si era mai sentito parlare di cani usati come corrieri (ma forse solo perché finora nessuno di essi è giunto in una clinica veterinaria, vivo o morto) di certo non è insolito sapere di animali sfruttati dalla malavita per “svolgere” mestieri ingrati.

Basta andare nei poli pulsanti della criminalità per rendersi conto che cani, cavalli e altri animali sono molto presenti, e di certo non per fare compagnia o svolgere un ruolo nella pet terapy. Gli animali sono sempre gli ingranaggi migliori da inserire in un meccanismo delinquenziale. Non parlano, non si lamentano, si fidano: cosa c’è di meglio?

Ecco il motivo che ha spinto uno spacciatore e un veterinario compiacente a seviziare un cane e a mettere in gioco la sua vita, che evidentemente ha ben poco valore, per trasportare droga e arricchire il suo proprietario. Ci viene da chiederci come possa poi un veterinario piegare la sua etica professionale a una tale aberrazione, forse è davvero possibile intraprende una professione per usarla in modo del tutto contrario alla sua finalità; altrimenti detto, evidentemente questo medico ha imparato a operare animali non per salvargli la vita ma per inserire nel loro ventre ovuli di droga.

Siamo sempre lì. La legge non tutela gli animali, è un dato di fatto, quindi chi porrà un veto definitivo alla mercificazione e allo sfruttamento delle loro vite? Ci viene, infatti, il sospetto che anche stavolta agli atti non ci sarà che una variante del reato di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti, cosicché la domanda che ci poniamo è: chi è la vera “bestia”?

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale