Brasile, la vittoria di nessuno

Deforestazione AmazoniaIn questi giorni si è discusso molto di Brasile, del suo Presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, e del nuovo Codice Forestale, la principale legge statale che regola lo sfruttamento del suolo. È notizia di ieri, 27 maggio, che sia stato respinto parzialmente questo piano che avrebbe dato il via libera alle ruspe e devastato la già martoriatissima Amazzonia. Una vittoria, quindi, altrettanto parziale, una decisione che in realtà scontenta tutti, ambientalisti e ruralistas.

Il nuovo Codice Forestale conterrebbe una serie di liberatorie che favorirebbero un’azione dell’uomo sulla foresta pluviale ancora più incisiva di quanto già avvenuto fino a oggi; in particolare, ha suscitato rabbia la decisione di ridurre notevolmente la percentuale di foresta vergine che i proprietari terrieri (fino a ora) sono stati costretti a preservare sulle loro proprietà e la scelta di depenalizzare i reati di disboscamento commessi durante gli anni passati. Questo, unito a una massiccia penetrazione di ulteriori interessi economici, non comporterebbe semplicemente il depauperamento della biodiversità della foresta ma una vera e propria soppressione degli ecosistemi che ancora riescono a mantenere un equilibrio nonostante la scellerata pratica di disboscamento degli ultimi decenni.

In gioco ci sono le vite degli animali in via di estinzione e quelle della rarissima flora selvaggia, ma anche la vita delle ultime tribù che tenacemente ancora combattono per la propria libertà: senza il loro ambiente naturale, semplicemente, scomparirebbero.

Di fatto però il Brasile è un paese in crescita e su di esso pesa moltissimo l’interesse dei proprietari terrieri che a gran voce chiedono maggiore libertà nell’utilizzo delle risorse di “loro proprietà”.

Come detto quindi, la respinta parziale del nuovo Codice Forestale non sancirà né la vittoria degli ambientalisti, né quella dei proprietari terrieri, per il semplice fatto che il probabile risultato sarà la costruzione di una classica via di mezzo, forse conservatrice, che non porrà una soluzione definitiva a un problema che non interessa solo il Brasile ma tutto il mondo: la distruzione del principale polmone del pianeta.

Questo quanto accaduto; come spesso facciamo, vi invitiamo ora a una riflessione, a osservare un altro punto di vista. Non v’è dubbio che tutti noi continueremo a lottare e a vigilare sulle decisioni del presidente brasiliano e sulle azioni delle lobby, però non possiamo fare a meno di chiederci perché questo sia necessario.

Il problema, infatti, non è combattere perché il nuovo Codice Forestale non sia applicato ma chiedersi come sia possibile progettare, legalmente, un’azione così criminosa; nessuno oggi può dirsi all’oscuro del disastro globale che stiamo provocando proprio attraverso la distruzione degli ecosistemi, e mentre in alcuni paesi si lavora per costruire un’economia sostenibile, fatta di consumi compatibili e di impatti ambientali contenuti, in altri si pianifica lo sterminio della foresta pluviale. Per tanto, a nostro avviso, il nuovo Codice dovrebbe essere la chiara espressione di un programma di tutela dell’ambiente, di ripristino delle condizioni originarie, di salvaguardia delle specie animali e di rispetto delle ultime comunità tribali, insomma dovrebbe essere una strada per costruire un Brasile progredito che faccia della natura un alleato con cui collaborare e non un nemico da combattere e da annientare.

Redazione Attenti all’uomo