Clima e disastri naturali. Passato drammatico, futuro preoccupante

Prevenire è l'unico modo di fermare in qualche modo le catastrofi naturaliAlla vigilia della Giornata Internazionale per la Riduzioni dei Disastri (celebrata il 13 ottobre), Agire (Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze), ha reso noto importanti dati sulle calamità naturali nel mondo: negli ultimi anni lo Tsunami nell’Oceano Indiano (che ricordiamo essere stato così devastante anche per la manomissione da parte dell’uomo delle coste dove ha fatto più danno), l’uragano Katrina negli Usa (sempre più interessati da questo tipo di fenomeno), i terremoti in Pakistan, Haiti e Cile, le inondazioni in Uganda, Cina e ancora Pakistan, solo per citare i casi macroscopici, hanno infatti provocato morte o immensa sofferenza alle popolazioni coinvolte e di certo hanno arrecato danni materiali e ambientali incalcolabili, che hanno contribuito a evidenziare se ce ne fosse bisogno l’urgenza di attività di prevenzione e mitigazione dei rischi.

Condensando i molti dati diffusi, riportiamo quelli che riteniamo più significativi e di immediata lettura: durante il decennio 2000-2010 più di 1 milione di persone ha perso la vita a causa di disastri naturali, molti dei quali provocati dal riscaldamento globale, arrivando poi allo scorso anno (2011) in cui sono morte 27 mila persone e sono stati calcolati danni per 380 miliardi di dollari. La giornata del 13 ottobre non è stata solo un momento di commemorazione, è servita appunto a ricordare che cambiamenti climatici, urbanizzazione, povertà e degrado ambientale sono anzitutto facce della stessa medaglia e che sono fenomeni mitigabili attraverso la prevenzione. Quest’ultima, secondo Marco Bertotto, direttore di Agire, comporta non solo un risparmio importante di vite umane ma anche di risorse economiche. Naturalmente, aggiungeremmo noi.

Cercando poi di avere una visione d’insieme del recente passato dei disastri connessi al clima, è interessante vedere come dal 1980 al 2010 il numero di questi sia cresciuto mediamente del 4,1% all’anno, mentre il loro costo finanziario stia raddoppiando ogni 12 anni. La proiezione che più ci interessa però è quella fatta sul 2015, quando si stima che i disastri connessi al clima colpiranno ben 375 milioni di persone, il 43% in più del 2010. I danni economici provocati dai disastri stanno crescendo più rapidamente del PIL pro capite: ciò significa che il rischio di perdere la ricchezza in condizioni di disastri, ora, è superiore alla velocità con cui essa si sta creando.

Ecco dunque che il ruolo della prevenzione diventa cruciale. L’Organizzazione Metereologica Mondiale ha, infatti, evidenziato come per ogni dollaro investito nella prevenzione se ne potrebbero risparmiare ben 7 in assistenza umanitaria e ricostruzione. Nonostante questo sia abbastanza evidente e facilmente intuibile da chiunque, a oggi solamente l’1% degli aiuti viene destinato a programmi di Disaster Risk Reduction. Già nel 2005 questo dato aveva creato allerta tanto che la Piattaforma Globale per la Riduzione del Rischio organizzata durante la conferenza di Hyogo aveva proposto un piano decennale per rafforzare la resilienza di città, comunità e nazioni, in modo da realizzare un graduale ma costante miglioramento dei fattori di resistenza ai disastri. Nel 2009, tra le varie misure adottate, i rappresentanti della Piattaforma lanciarono un appello per destinare il 10% degli aiuti umanitari a programmi di riduzione del rischio. Questo obiettivo purtroppo resta ancora difficilmente realizzabile, sopratutto in paesi come l’Italia, dal momento che durante le emergenze i governi pensano a tutto (indennizzo delle perdite, ricostruzione, spesa sanitaria e altro) fuorché a una fase in cui dovranno occuparsi di prevenzione.

La situazione descritta induce a grandi riflessioni, ma sopratutto rende ancora più necessario il nostro agire: è vero, occorrerebbe investire per rendere le nostre città più resistenti, per rendere le nostre cose più sicure, le nostre montagne meno fragili, ma il primo programma di Disaster Risk Reduction dovrebbe essere una massiccia diffusione culturale relativa alla tutela ambientale, al non inquinare e all’essere più in sintonia possibile con la natura. I disastri naturali accompagnano la vita sulla Terra dalla sua nascita, ma oggi hanno trovato un pessimo alleato nell’uomo e nella sua capacità distruttiva.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale