Cinema 3D: uno spettacolo…insostenibile

Occhiali 3DIl cinema in 3D ha portato nelle nostre vite un nuovo modo di esperire i racconti inscenati sul grande schermo. Le prime volte che lo abbiamo provato in molti abbiamo pensato che sarebbe stato il futuro, in un secondo ci siamo visti al cinema come a casa muniti di occhialini, anche per guardare il TG. Proprio di questi ultimi oggi voglio parlare, perché dopo appena una manciata di anni dalla loro diffusione stanno diventando una piaga ambientale insostenibile. All’inizio, infatti, i multisala distribuivano occhiali rigidi dai vetri specchiati che dovevano essere riconsegnati all’uscita; è bastato poco però per far pensare ai manager che la loro pulizia e manutenzione fosse un fastidio insormontabile (evidentemente) e una pratica costosa rispetto all’utilizzo di lenti semplicemente usa e getta, davvero terribili, naturalmente Made in China, e in più addebitabili allo spettatore (sul costo del biglietto) per un prezzo che di sicuro non corrisponde al loro valore reale. La responsabilità ambientale è stata insomma scaricata in una zona franca, da qualche parte tra il cinema e il consumatore.

Puntualmente, se provate a chiedere a uno qualunque degli addetti alle sale o alle vendite se potete restituire gli occhiali utilizzati vi viene risposto che sono di vostra proprietà e che potete cestinarli o al più riportarli la prossima volta e avere uno sconto sul biglietto; naturalmente questo se, e solo se, vi recate per tempo al cinema e vi sobbarcate una coda alle casse, perché se volete prenotare i biglietti da casa o al chiosco multimediale non è presente alcuna opzione di sconto, per cui intanto li paghiamo, poi se non vogliamo ritirarli all’ingresso della sala, fatti nostri. Alcuni cinema, forse per una maggiore coscienza dei dirigenti o forse perché guidati da regolamenti regionali più restrittivi, fanno la raccolta degli usati, altri (pochissimi e difficilmente i multisala dei grandi brand) fanno una politica più leale, facendo pagare gli occhiali a parte e in loco; ma per lo più al termine di ogni serata di proiezioni i cassonetti dei cinema si riempiono di sacchi neri contenenti ciò che resta della nostra spettacolare visione.

Detto questo, i tanto amati occhiali che ci permettono di entrare nei film sono totalmente in plastica e per di più sarebbero anche riciclabili. Ma il punto è un altro e precisamente il seguente: ha senso l’utilizzo di un prodotto così complesso nella sua forma usa e getta, sopratutto in un’epoca in cui siamo praticamente sommersi dalla plastica e perennemente (che lo sappiamo o no) in emergenza rifiuti e diossina, perché le discariche di tutto il mondo sono sature e non c’è altra soluzione che aprirne sempre di nuove, perché gli inceneritori emettono sostanze tossiche e le stesse industrie di riciclo producono emissioni trasformando materia della quale si dovrebbe fare a meno? Ha senso tutto ciò, infine, in un’epoca in cui si sta tentando una decrescita virtuosa per alleggerire il Pianeta che è già al tracollo?

Nell’attesa che qualcosa cambi nelle politiche commerciali dei colossi della distribuzione cinematografica è bene sempre ricordare che la coscienza è un bene contagioso: proviamo almeno noi a fare la differenza protestando o facendo presente la cosa nei cinema che frequentiamo. Come sempre sono i nostri gesti gli unici cambiamenti possibili.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale