Cicche selvagge: siamo alla fine?

Mozziconi (e cicche) a terra: è la fine?Come durante tutte le estati, nei mesi scorsi ho potuto dedicarmi con compagna, amici e cani a escursioni e passeggiate in ambienti più salubri di quelli cittadini; lago e montagna (anche il mare, sebbene da me non preferito) sono davvero una panacea per combattere lo stress di un anno intero e per riappropriarsi di ritmi più umani. Purtroppo, nonostante la mia determinazione nel ricercare e dare spazio a sensazioni positive non ho potuto evitare di constatare che, come ogni anno, aumenta il tappeto di mozziconi di sigaretta e chewing-gum che infestano l’ambiente. Accaniti fumatori o amanti della “sigaretta-relax” e agonisti del ruminare sembrano non sentire affatto la responsabilità nei confronti dell’ambiente: eppure, oltre alle evidenti conseguenze inquinanti, oggi è accertato e di dominio pubblico il contenuto delle sigarette (arsenico, acido cianidrico, catrame, ammoniaca e cosi via), altamente tossico e impattante. Pochi giorni dopo il mio ritorno, rimuginando ancora sulla questione, ho letto di una possibile buona notizia a riguardo: il “lancio della cicca” ha le ore contate. Forse.

Si, perché non me ne si voglia, ma fintanto che la legge non sarà attiva mi riservo un moderato entusiasmo: non è (solo) una questione di sfiducia nei confronti dei nostri governanti, ma l’effetto di un semplice allenamento al relativismo politico al quale abbiamo un po’ tutti fatto il callo. In sintesi, la commissione Ambiente della Camera ha avviato l’esame di due proposte di legge bipartisan contro “mozzicone e gomma selvaggi”; presto dovrebbe diventare reale l’applicazione di una sanzione pecuniaria (da 100 € a 500 €) nei confronti di chiunque fosse trovato a liberarsi in modo scorretto di gomme masticate o mozziconi. Magari reinvestendo i ricavati in campagne di educazione ambientale; ma forse è un pensiero “esagerato”. Per completezza, si prevede anche la fornitura di nuovi contenitori urbani per la loro raccolta differenziata; in sostanza, “chi vuol fumare fumi, ma si assuma la responsabilità del proprio rifiuto”.

Sperando dunque che non ci siano intoppi e anche che queste regolamentazioni vengano poi effettivamente fatte applicare (altra nota dolente, in particolare in Italia), va detto che questa decisione è tra le più sagge prese per tutelare l’ambiente. Questo tipo di rifiuto è a tutti gli effetti etichettabile come “speciale” e come tale va trattato. Oggi alla maggior parte di noi non verrebbe mai in mente di liberarsi delle batterie o dell’olio motore in un bosco: eppure, nonostante come detto sia noto il potere inquinante delle sigarette, il gesto più in voga tra i fumatori è il loro spegnimento e simultaneo abbandono in terra, in spiaggia, nei tombini o, più semplicemente, ovunque capiti. Lo dico da ex-fumatore, io stesso spesso protagonista “ignorante” di questo gesto: proprio per questo però, da una parte lo trovo ancora più intollerabile, ma dall’altro conosco bene l’importanza di un’informazione adeguata sul tema, davvero incomprensibilmente considerato minore. A questo si ricollega una piccola osservazione: è possibile che ci sia sempre bisogno che la responsabilità ambientale ci sia imposta dalla legge? L’uomo è davvero divenuto così menefreghista da non riflettere e informarsi su nessuno dei suoi gesti? E chi ha la responsabilità degli altri, perché non previene con educazione e formazione invece di correre a ripari spesso tardivi e ormai se non inutili di certo non risolutivi? Per quel che ci concerne però, prima ancora che il nostro comportamento sia interamente regolamentato, sforziamoci di essere l’uno la coscienza dell’altro e di sollecitare comportamenti migliori, essendone magari esempi viventi. Alla fine ne va del nostro Pianeta, di noi.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale