Cibo spazzatura: un paradosso che buttiamo nei nostri corpi

Cibo spazzaturaIl termine cibo spazzatura deriva dall’inglese “junk food” e sta a indicare tutto il cibo ad alto contenuto energetico e calorico ma privo di sostanze nutrizionali; altrimenti detto, cibo inutile al nostro organismo. Quando si parla di cibo spazzatura ci si riferisce principalmente ai cibi preparati nei fast-food, a tutti gli snack e alle merendine di tipo industriale oltre a tutte le bevande dolci e gassate. Fino a qualche anno fa quello dei fast-food sembrava un problema circoscritto all’America e solo in piccola parte a una fetta d’Europa, di certo non riguardava noi italiani, tanto attaccati per cultura alla sana cucina mediterranea (non a caso ovunque presa come esempio dai nutrizionisti).

L’idillio si è spezzato con la comparsa dei primi McDonald’s e con la diffusione di cibo confezionato; inaspettatamente abbiamo ceduto, soltanto in parte per fortuna, alla lusinga di un cibo consolatorio, rapido da consumare e ipercalorico. Il junk food fa leva su due punti deboli della nostra personalità: pigrizia e stress emotivo. In effetti tutti abbiamo sperimentato almeno una volta la comodità di scappare in un fast food o aprire la dispensa e arraffare quantità di cibo dal sapore standardizzato e grasso pronto all’uso; alcuni però sono andati oltre, scovando anche la consolazione dello scaricare ansia e malumore su di esso, diventandone poi dipendenti. Solo questo basterebbe a indurre chiunque dotato di buon senso a porre una croce nera su di esso, ma il problema potenzialmente letale del cibo spazzatura è nel danno che fa al nostro organismo. La dieta di un uomo adulto dovrebbe essere composta da 50-60% di carboidrati complessi (per intenderci ad esempio la pasta), 20% di proteine (cereali, legumi, pesce) e 30% di grassi; il modo migliore per tenere in ottima forma il nostro organismo è dunque assumere  grandi quantità di fibre vegetali che hanno un basso contenuto calorico ma elevatissime proprietà nutritive.

Il cibo spazzatura funziona esattamente all’opposto: possiede un elevato apporto calorico, dovuto principalmente a carboidrati semplici o raffinati, grassi saturi e idrogenati (estremamente dannosi) conservanti, coloranti e glutammato di sodio (usato come esaltatore di sapori), e bassissimi valori nutrizionali. Numerosi studi hanno già dimostrato i danni che grassi saturi e idrogenati sono capaci di provocare al nostro organismo: tra i tanti, aumentano il c-LDL (colesterolo cattivo) e diminuiscono il c-HDL  (colesterolo buono), provocano un’infiammazione sistemica e quindi facilitano la formazione di placche aterosclerotiche che danneggiano il sistema cardiovascolare. Tutto ciò si trasforma in un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete,  obesità e quel che è peggio aumenta la possibilità di sviluppare alcuni tipi di tumore (stomaco, colon). Come non bastasse sono stati condotti studi in tutto il mondo che dimostrano una chiarissima relazione tra alte dosi di questo cibo e depressione o addirittura sindrome da astinenza (in caso di sospensione di questo tipo di alimentazione), esattamente come con le droghe: questo perché la tipologia di grassi usati, miscelati a zuccheri semplici e alla caseina (contenuta in formaggi, shake e altro) provocano sui centri di ricezione un effetto simile a quello delle sostanze stupefacenti (e non vi nego che l’effetto non è accidentale). Lo stesso discorso vale per le merendine, gli snack e le bevande dolci e gassate di cui spesso abusiamo o che elargiamo a figli e ospiti, il tutto con sconsiderata leggerezza.

Che senso ha mangiare in un fast-food? Io non trovo risposta, senza voler fare i salutisti a tutti i costi dovrebbe essere un diversivo di un paio di volte al mese, al massimo (se godiamo di buona salute). Cerchiamo si stare alla larga dal cibo che esso offre perché compromette la nostra salute. A chi sostiene che sia economico rispondo che non lo è se nel bilancio conteggiamo i danni alla salute che dovranno essere poi curati, a chi dice che è antistress rispondo che sulla lunga provoca depressione e malessere non fosse altro che per i kg di troppo che ci ritroveremo addosso e che peseranno sulla nostra salute e sul nostro umore, a chi ritiene che sia buono faccio osservare che il sapore (se così si può chiamare) è il frutto di miscele di grassi e aromi sintetici che non hanno nulla di naturale. La cucina casalinga è salute, è convivialità, è espressione di amore e di creatività e, come non bastasse, è la cura migliore che abbiamo contro tutte le malattie. In fin dei conti la nostra cucina mediterranea è la migliore in assoluto per la sua capacità di bilanciare tutte le sostanze nutrizionali di cui abbiamo bisogno e per i sapori unici che sa regalarci.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica