Chi salveresti: il ratto o la bambina?

Poster vivisezioneÈ pronta a sbarcare in Italia la campagna pro vivisezione che sta dividendo l’opinione pubblica americana. Sul cartellone si legge: chi vuoi vedere vivo più a lungo, il ratto o la bambina?

Forse è vero che alla citata domanda la maggior parte delle persone risponderebbe che la vita di un bambino vale ben più di una vita animale, ma come sempre il punto non è questo.

Chi c’è dietro a questa comunicazione dal sapore scientifico che avrebbe la pretesa di spiegare (con prove alla mano, è evidente) il valore delle pratiche di laboratorio che ogni anno sacrificano migliaia di animali? Naturalmente le lobby farmaceutiche e dei poli di ricerca che vivono, o più che altro speculano, sulla pelle delle innocenti cavie.

Ma dov’è la motivazione di tutto questo? Anzitutto nessun paese investe risorse finalizzate a trovare alternative alla vivisezione, mentre è evidente che il progresso della medicina pretenderebbe metodi di sperimentazione ben più avanzati e precisi, che forniscano risultati attendibili e non preliminari come quelli ottenuti utilizzando gli animali. Se nessun paese investe vuol dire che c’è interesse a non farlo e questo interesse ha il volto dei milioni, di euro e di dollari, che ruotano attorno a un mostruoso indotto fatto di aziende che “producono” animali, che li selezionano, che li vendono, che li usano, che li sezionano, che realizzano farmaci o sperimentano metodi chirurgici straordinariamente innovativi.

Il ricatto morale che questa campagna ci impone è formulato in modo perfetto sotto ogni punto di vista, a partire dalla scelta del ratto, non certo casuale. Il ratto è un animale iconograficamente penalizzato, nella nostra cultura richiama la paura, la notte, la sporcizia e il degrado. Perché non hanno utilizzato un cucciolo di Green Hill?

Forse credono davvero che siamo degli idioti; vorrà dire che dimostreremo loro il contrario con un caldo benvenuto ai primi cartelloni che compariranno nelle nostre città. Siamo pronti.

Redazione Attenti all’uomo