Disastro del Vajont: ricordare il passato per cambiare il futuro

Sono trascorsi 52 anni da quello che a più voci è stato definito il disastro naturale italiano più “importante” mai provocato dalla scelleratezza umana. La tragedia del Vajont è figlia di uno dei classici tentativi da parte dell’uomo di manipolare la natura per il proprio tornaconto, in quel caso motivata dalla necessità di produrre energia idroelettrica. Nulla di differente da ciò che accade ancora oggi in effetti, ma in quel caso la naturale arroganza dell’uomo produsse un risultato catastrofico, e come spesso succede decisamente prevedibile. La diga, costruita nel punto meno favorevole tra quelli individuati, fu modificata varie volte per aumentarne la portanza, e man mano che il livello dell’acqua si innalzava i monti circostanti già mostravano cenni di cedimento. La sera del 9 ottobre 1963 la catastrofe: rocce, terra e vegetazione pari a 3 volte la capacità del bacino precipitò in esso provocando un’onda anomala che si riversò con violenza nel fondovalle veneto, sommergendone gli abitati. [Leggi tutto l’articolo]
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Ai bambini di TOG manca solo un superpotere: il tuo aiuto!

Partiamo dalla cosa più importante: fino a domenica 5 luglio 2015 è attiva la campagna “L’unico superpotere che manca è il tuo aiuto” che ha come obiettivo la raccolta fondi tramite sms e chiamate da rete fissa promossa dalla Fondazione TogetherToGo ONLUS (TOG) per sostenere l’attività del centro che cura gratuitamente, a Milano, 106 bambini con patologie neurologiche complesse. Detto questo, facciamo un passo indietro per capire l’importanza di un progetto che Attenti all’uomo sta conoscendo da vicino e può soltanto abbracciare, con entusiasmo e trasporto (grazie anche alla grande passione e alla travolgente dedizione di Maddalena Giovanardi, Chiara Nizzola, Roberto Zazzara e Michele Silvestro). [Leggi tutto l’articolo]
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Morire di immigrazione, oggi si può. Meglio, si deve

L’ennesima ecatombe, l’ennesimo tributo di sangue al Mediterraneo e intorno tutto tace, avvolto da un’indifferenza rassegnata e a tratti stufa che ha solo voglia di una giornata di clamore che, da brava, cederà il passo al prossimo show. E allora c’è chi scuote il capo, chi si commuove, chi s’indigna, chi twitta “uccidete anche i superstiti”, il problema delle morti in mare è diventato un argomento tappeto, sotto il quale nascondere molte squallide verità; e quindi ben vengano manifestazioni di razzismo estremo, o di vuoto ecumenismo, l’importante è non sollevare scandalosi lembi di nuda verità. [Leggi tutto l’articolo]
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In memoria di ogni lager

Oggi 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria: memoria delle vittime dell’olocausto nazista, ma ancora più memoria dei confini che la mente umana può varcare quando sceglie la via dell’aberrazione. Oggi, forse più che ogni altro giorno, è opportuno ricordare che il seme del nazismo non si è seccato come ci si può raccontare, anzi è ancora sparso in ogni coscienza che chiude gli occhi davanti alla violenza resa “istituzionalizzata”. Il nostro più alto compito di uomini dovrebbe essere quello di combatterla e debellarla, sempre. [Leggi tutto l’articolo]
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Alberi di Natale, cosa farne dopo le feste

L’albero di Natale è un’istituzione ormai, per molti non se ne può proprio fare a meno per celebrare la festa per eccellenza, quella che piace tanto agli adulti e ai bambini per il clima familiare che riesce a creare e perché offre l’occasione di scambiare grandi doni e piccoli gesti e pensieri. Ci sono gli appassionati dell’albero vivo per i quali Natale non è Natale senza l’odore di un pino o di un abete e la piacevolezza che offre agli occhi e al tatto e poi ci sono gli amanti dell’albero sintetico, indubbiamente più pratico ed “etico”. Quale che sia la scelta fatta (un consiglio per l’anno prossimo ve lo voglio regalare comunque: gli alberi stanno davvero bene in natura!) ogni anno milioni di alberi vivi restano “disoccupati” dopo le feste, e se è vero che il loro destino è spesso segnato è altrettanto vero che provare a recuperarli è doveroso. [Leggi tutto l’articolo]
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