Campionato mondiale di calcio Brasile 2014: una festa, non per tutti

Campionato mondiale di calcio Brasile 2014: una festa, non per tuttiAccompagnato, come sempre, da tante attese, aspettative e più o meno sana passione sportiva, è iniziato un nuovo Campionato mondiale di calcio. Il ventesimo della storia, quello che si svolgerà nella nazione che nell’immaginario collettivo è più legata a questo sport: il Brasile. Un Paese meraviglioso visto da molti come un paradiso dove tutti sono sempre pronti a fare festa (pensiamo ai leggendari carnevali) e giocare (a calcio, appunto, ma non solo), dove le donne sono tutte bellissime, così come le spiagge e la natura incontaminata delle foreste dell’Amazzonia: e infatti sono proprio questi gli elementi colorati e gioiosi che sono emersi dalla cerimonia di apertura dell’evento sportivo più famoso del mondo. Uno stadio intero in festa, quello di San Paolo, con musiche e coreografie che hanno restituito agli occhi del mondo l’immagine che, appunto, tutto il mondo ha del Brasile. Ma non è tutto oro quel che luccica.

Appena fuori dal festante Itaquerão, infatti, vi sono state scene di guerriglia urbana e scontri, con feriti e arresti, tra polizia e manifestanti “No Coppa”,  prima, durante e dopo la cerimonia e la partita d’esordio del Brasile. Lo stesso accadeva in contemporanea a Rio de Janeiro, Porto Alegre, Belo Horizonte, Brasilia e Fortaleza: e questo avviene ormai da più di un anno in quasi tutte le città coinvolte nel grande evento. Come sempre difficile capire dove sia la verità, ma plausibilmente le manifestazioni di protesta comunque pacifiche contro il Campionato mondiale di calcio si sono trasformate in violenta guerriglia grazie ad alcuni black bloc infiltrati e alla brutale repressione della polizia locale. Indipendentemente da tutto, quello su cui dobbiamo riflettere è il perché proprio il popolo brasiliano, amante come nessuno del calcio e in teoria anche economicamente avvantaggiato dall’evento, stia protestando in modo tanto deciso.

Per cercare di capirlo dobbiamo fare un passo indietro. Abbiamo detto come molti vedono il Brasile: la realtà però, come sempre, è una moneta a due facce. La gioiosa vitalità dei brasiliani nasconde una delle forbici sociali tra le più esasperate del mondo, con calcio e carnevale che svolgono una funzione di vero e proprio “oppio del popolo”, occasioni di effimero riscatto in cui molti disperati trovano ragione di vivere, o sopravvivere: questo all’ombra di pochi ricchi che controllano tutto grazie ai lunghi artigli della corruzione (e della droga, ma è un’altra storia, o quasi), che trovano terreno fertile proprio nella povertà, in un ciclo vizioso difficile da fermare. Legato ancora alla grande povertà dei più e alla leggendaria bellezza delle donne brasiliane, va detto che il turismo sessuale è un’altra faccia oscura di questa terra: sfruttamento, violenza, miseria e pedofilia sono realtà di tutti i giorni in alcune, forse troppe zone. Infine, la bellissima natura che da vita all’Amazzonia, il più grande polmone verde della terra: in realtà, una foresta e un intero ecosistema straziati dalla deforestazione, fenomeno in continua crescita che alimenta come sempre le tasche dei ricchi a discapito dei più deboli (pensiamo agli indios, agli animali e in fondo a tutto il popolo brasiliano, la cui risorsa forse maggiore viene distrutta e depredata da compagnie estere e dai soliti potenti locali).

Si, ma la Coppa del mondo di calcio? Presto detto, l’organizzazione di questo evento globale doveva celebrare l’impetuosa crescita di una nazione che è riuscita a entrare nell’Olimpo delle grandi potenze economiche e industriali del mondo,doveva essere il simbolo della lotta del Governo contro la povertà e la corruzione e doveva essere un esempio di sostenibilità sia a livello ambientale che economico: questo era stato venduto, al mondo e al popolo brasiliano. La realtà, invece, è stata ancora una volta ben diversa: più inflazione che crescita, più disoccupazione che indotto, più danni ambientali che riqualificazione duratura. Il tutto condito da eventi drammatici e da una corruzione che è riuscita a stupire in negativo, piuttosto che in positivo: “ciò che doveva essere rubato è già stato rubato” ha scritto qualche tempo fa su un social network Joana Havelange, direttrice del Col, il Comitato organizzatore locale del mondiale Fifa, non un tifoso o uno stravagante contestatore di strada.

Ci sarebbe tanto da dire, tanti numeri da valutare per capire quanto appena detto; ne prendiamo alcuni a caso, giusto per dare un’idea senza addentrarci troppo in tematiche che richiederebbero articoli ad hoc per ogni approfondimento. Anzitutto, il 60% delle opere promesse è rimasto sulla carta e molti stadi sono stati inaugurati senza che fossero finiti. Per queste “grandi opere” sono morti 9 operai e sono state sfollate 250 mila persone. Un piccolo inciso tutto suo merita l’Arena Amazônia, lo stadio che vedrà oltretutto l’esordio della nazionale italiana. Venne presentato come un progetto green (95% del materiale ricavato dalla demolizione del vecchio impianto riutilizzato, grande efficienza energetica dei sistemi idraulici, materiali sostenibili, come pavimenti di porcellana e gomma naturale, un sistema per la raccolta dell’acqua piovana, conservata per un uso successivo nei bagni e per l’irrigazione del prato, pareti vegetali per controllo temperatura e riduzione costi energetici, oltre all’utilizzo di energia solare), un investimento moderato di grande utilità e impatto. Nella realtà, lo stadio precedente (che contava meno posti) non è mai stato riempito per nemmeno metà della sua capienza; dopo le 4 partite di questo mondiale, dunque, difficilmente ci sarà un grande utilizzo per questo stadio (il cui costo di mantenimento sarà però esponenzialmente più elevato), il cui costo iniziale di 40 milioni è lievitato fino a 325 e i cui materiali di costruzione così green sono stati sostituiti con altri difficilmente riciclabili a causa del clima (in sostanza, quelli originali si sarebbero sciolti per il caldo!). Aggiungiamo che trovandosi nel cuore dell’Amazzonia, sono state create vie di comunicazione adatte al trasporto di grandi quantità di persone (per queste 4 partite, sempre), inizialmente assenti e sempre ai danni della foresta. Romario, famoso ex-calciatore oggi politico, ha definito il progetto come uno “spreco di soldi e di tempo”. Complessivamente, questo mondiale è costato al Brasile tra i 13 e i 15 miliardi di dollari (molti di più riguardo ai mondiali del 2010 in Sudafrica), una vera e propria follia , anche perché questi soldi vengono la maggior parte da fondi pubblici: avete capito bene, soldi della comunità. Ecco, primo tra tutti, il motivo della vera e proprio rivolta popolare cui abbiamo assistito e cui presumibilmente assisteremo da qui allo spegnimento dei riflettori: un Paese ricco, abitato da poveri, vede miliardi letteralmente buttati (abbiamo visto un esempio lampante con l’Arena Amazônia), soldi non investiti dai grandi imprenditori, ma rubati a piene mani da sanità, istruzione e tasche dei cittadini (che hanno subito, per esempio, anche un aumento del 7% del costo dei trasporti pubblici). Il dramma finale è che questo dispendio di soldi, unito però come detto a corruzione e maldestra progettazione, non porterà assolutamente benefici futuri o ritorni economici, se non minimi.

Ci sarebbe ancora tanto da dire, spero che questi accenni bastino comunque a far comprendere la situazione e, magari, a far cambiare punto di vista ad alcuni: anche se dall’altra parte del mondo, infatti, come possiamo partecipare a quella che viene definita una “festa” ma che in realtà calpesta diritti e dignità in nome di disuguaglianze sempre più indecenti e di un consumismo che ci rende, tutti, sempre più ciechi e insensibili? Io non lo so: se voi si, allora buona Coppa del mondo 2014.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale