Barriere coralline: la natura (sempre più) invisibile

Barriera corallina su tela: potremmo essere costretti a vederla solo cosi, in futuroQuando pensiamo alla natura e alla tutela degli ecosistemi inevitabilmente pensiamo a boschi, laghi, fiumi, foreste, spiagge; è normale, ciò che vediamo e in cui viviamo, anche se solo per pochi giorni l’anno durante le vacanze, è quello che più facilmente ci sta a cuore e tendiamo a voler proteggere. Della salute del mare e di uno dei suoi simboli e motori del suo ecosistema, le barriere coralline, invece, nonostante se ne parli molto, sembra interessare un po’ meno anche a chi si definisce ambientalista; forse non averlo sotto casa o non conoscerlo profondamente rende da una parte noi meno sensibili ai suoi problemi e dall’altra il lavoro di tutela e salvaguardia operato da associazioni e governi decisamente più difficoltoso.

L’ecosistema marino è in forte sofferenza, la maggior parte delle barriere coralline è infatti ormai a rischio ed è notizia di questi giorni che, anche se il riscaldamento globale dovesse essere contenuto entro i due gradi (la soglia calcolata per la sopravvivenza di molti ecosistemi), ben il 70% di esse potrebbe essere compromesso entro il 2030. Questo è il bollettino di guerra frutto di un vasto studio internazionale coordinato dall’Istituto di ricerca sull’impatto climatico (PIK) di Potsdam, in Germania, e pubblicato su Nature Climate Change. In sostanza l’innalzamento delle temperature degli ultimi anni ha già messo in sofferenza tutti gli organismi marini che compongono le barriere coralline, innescando un pericoloso effetto a catena che come risultato finale provoca un progressivo sbiancamento dei coralli. Inoltre, a dare il colpo di grazia ci sarebbe la progressiva acidificazione degli oceani dovuta all’assorbimento dell’anidride carbonica atmosferica.

La morte delle barriere non è solo un affare marino, ma un problema decisamente terrestre che colpisce tutti, dai paesi come il nostro (a diretto contatto con il mare) a stati come il Kansas (dove il mare si vede solo in tv); esse sono habitat insostituibile di una molteplicità infinita di pesci, crostacei, microrganismi e alghe, se venissero a mancare l’equilibrio oceanico sarebbe per sempre rotto. Le conseguenze nocive sarebbero ad ampissimo raggio, i mari si spopolerebbero compromettendo l’alimentazione di qualunque animale (tra cui l’uomo) si nutra di pesce, le coste di molti paesi sarebbero velocemente erose ed esposte a intemperie, la temperatura del Pianeta sarebbe ulteriormente danneggiata dall’inattività di questi giganteschi e complessi ecosistemi; ecco perchè la proiezione fatta sul 2030 e l’idea che le prossime generazioni potrebbero conoscere le barriere coralline da foto e quadri devono spingerci a fare la nostra parte, ogni giorno. Scegliere la sostenibilità ha un effetto infinitamente più ampio di quel che possiamo pensare ed è una scelta che non può essere rimandata: potrebbe essere troppo tardi, riflettiamoci un po’ più spesso.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale