Ansia e attacchi di panico. L’inquinamento avvelena anche la mente

Attacchi di panicoLa nostra società, il nostro stile di vita e l’ambiente in cui viviamo e che ci circonda ci costringono a vivere in modo stressante, con ritmi e modalità che di umano hanno poco; come se ciò non bastasse, al tutto va aggiunta una dose variabile di inquinamento che aggrava e moltiplica tutte le nostre affezioni, fisiche ma anche psicologiche. Gli inquinanti incidono, infatti, sul nostro apparato cardio-circolatorio o su quello respiratorio per esempio, ma alcune tipologie di essi sono in grado di indurre delle sindromi depressive, come già spiegato in un articolo precedente. Oggi nuove ricerche dimostrano che anche gli attacchi di panico e d’ansia di cui sempre più persone soffrono possono essere legati a doppio filo con elevate concentrazioni di inquinamento atmosferico.

In particolare gli inquinanti chiamati in causa sono soprattutto le polveri sottili (PM) e l’anidride carbonica (CO2). Recenti studi hanno evidenziato come un aumento delle prime possa richiamare in modo quasi diretto un aumento degli stati d’ansia, attraverso un processo di infiammazione (e di danno) del sistema neurologico. Inoltre, repetita iuvant, le polveri sottili molto spesso contengono metalli pesanti che, ormai è dimostrato, innescano o amplificano problemi di origine nervosa. Lo stesso possiamo dire per la CO2: un recente lavoro di ricerca ha osservato che un suo lieve aumento, appena il 7,5%, è già sufficiente a stimolare particolari recettori cerebrali deputati a reagire in caso di minaccia, entrando in uno stato di allerta e di paura proprio come se ci si trovasse in una condizione di pericolo. A concentrazioni leggermente più alte subentrano i veri e propri attacchi di panico, immotivati perché infondati (quindi non scatenati da cause reali), ma decisamente invalidanti sul lavoro come nella nostra vita sociale.

Quel che è più preoccupante è che le quote appena citate di CO2 sono facilmente raggiungibili in quasi tutti le città mediamente popolate, essendo dunque un problema al quale quasi nessuno sfugge; la situazione si aggrava di molto durante l’inverno quando l’uso delle automobili aumenta e i riscaldamenti lavorano a ciclo continuo, scaricando in atmosfera quantità esorbitanti di gas serra.

Ansia e attacchi di panico sono una realtà triste che appartiene oggi a fin troppe persone: vorrei che riflettessimo tuttavia non sulla “terapia tampone” alla quale in massima parte si ricorre (ansiolitici, tranquillanti e altro) e che rimane importantissima sopratutto per restituire una vita serena a chi l’ha perduta, ma sulla prevenzione. Occorre sanare l’ambiente che ci circonda perché oggi viviamo in una gigantesca camera a gas, è dunque sempre più fondamentale ristabilire un contatto con la natura; pensate che la sola vista del verde e una maggiore ossigenazione del cervello funzionano meglio di un giorno di terapia farmacologica. Facciamo quindi posto al verde nelle nostre città e inquiniamo di meno, il nostro umore se ne gioverà almeno quanto i nostri polmoni.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica