Amianto, eternit e salute: tra allarmismo e menefreghismo, meglio la ragione

Azione di bonifica amiantoL’amianto, si sa, è un minerale fibroso e friabile, le cui singole fibre sono piccolissime, quasi microscopiche. Elementi così piccoli e leggeri vengono inalati senza essere arrestati dalle ciglia che ricoprono l’epitelio delle vie aeree. Di conseguenza si depositano nei bronchi e negli alveoli dei polmoni, per poi attaccare la pleura, la membrana che riveste i polmoni. È appena il caso di ricordarlo, c’è una letteratura scientifica immensa sui danni alla salute provocati dall’amianto.

Esso ha tre differenti e gravi effetti. Provoca l’asbestosi, malattia nella quale i tessuti del polmone si riempiono di cicatrici fibrose sempre più estese, fino a che perdono di elasticità, impedendo di fatto la respirazione. Provoca il mesotelioma, un gravissimo tumore che colpisce la pleura, il peritoneo dell’intestino e il pericardio. Dulcis in fundo, aumenta di 5 volte il rischio di carcinoma polmonare nei fumatori. Mentre nel caso dell’asbestosi gli studi dicono che è necessaria un’esposizione intensa e prolungata (in soldoni: più stai esposto all’amianto più rischi), per il mesotelioma non è così. Quest’ultimo, non a caso chiamato il tumore delle mogli, è molto più infido; è noto infatti che sono state soprattutto le donne degli operai addetti alla lavorazione a soffrirne in quanto, maneggiando e lavando le tute dei mariti, andavano incontro al tumore senza saperlo.

Quindi, si può evincere che la pericolosità dell’amianto è direttamente proporzionale alla sua presenza nell’aria che respiriamo e dipende dalla potenziale libertà di circolo delle fibre. È per tale ragione che un tessuto che contiene l’amianto (nella coibentazione delle navi, dei treni, aerei e così via) è molto rischioso, mentre un elemento di eternit, costituito da fibre di amianto inglobato in cemento e resine, no. Ovviamente a patto che non si stia sgretolando.

Infatti quando l’eternit è in buone condizioni ed è integro, le fibre non possono liberarsi nell’aria, perché imprigionate nell’impasto del cemento o di altre sostanze: in tal caso il pericolo può essere ragionevolmente escluso. Per questo i tetti in eternit vanno monitorati, sanificati con coperture ad hoc o resine, ed eventualmente rimossi solo se si è sicuri che verranno tolti e stoccati secondo norma; in poche parole è vietato fare bricolage o rivolgersi a ditte maneggione che ti fanno il lavoro a quattro soldi.

Come fare nel caso si avesse a che fare con elementi di amianto o eternit non integro? Istintivamente, verrebbe da pensare che il modo migliore sia divellere il manufatto e allontanarlo quanto più possibile da noi; non è esattamente cosi, in molti casi rimuovere questi manufatti causa innalzamenti della quantità di fibre presente nell’aria. Se è necessaria una soluzione definitiva di rimozione, prima di procedere a lavori di bonifica è fondamentale far eseguire i rilievi del caso interessando la propria ASL. Infatti per giudicare la pericolosità della situazione è necessario controllare l’entità della presenza di fibre nell’aria. Si tratta di un’operazione relativamente semplice, che consiste nell’aspirare l’aria atmosferica attraverso un filtro per poi contare il numero di fibre servendosi di un microscopio. In Italia il massimo livello ammesso è di 0,6 fibre per centimetro cubo per il crisotilo e di 0,2 ff/cc per gli anfiboli e le miscele. Se i dati dicono che si è in norma, meglio desistere e non farsi prendere dalla frenesia.

Sicuramente l’uso dell’amianto è stato uno dei tanti errori (forse il peggiore) del boom economico del secolo scorso; si credeva di aver trovato la panacea, il rimedio universale per navi, treni, industria ed edilizia, senza fare però i conti come spesso accade con le ripercussioni letali sulla nostra salute. Tuttavia, documentandosi seriamente senza lasciarsi andare a isterismi e integralismi inutili, ci si convince d’altra parte che l’eternit è l’indiziato meno colpevole, essendo il manufatto in amianto più fronteggiabile, più stabile e più sicuro.

Il saggio Aristotile insegnava ad Alessandro Magno: “Se altri sono intimoriti, non allarmarti;  può darsi che (il pericolo) sia valutato troppo”. Ma questo lo sapevamo già.

Carlo De Sio
Giornalista
Professionista del Marketing Etico e Ambientale