Allevamenti bovini e danni ambientali

Allevamenti bovini e inquinamentoÈ un pò incredibile pensare che uno dei componenti della crisi ambientale è rappresentato dall’allevamento di bovini; tuttavia, è proprio così. Non c’è solo il problema deforestazione o colture estensive di vegetali destinati all’alimentazione animale, ma anche il quantitativo di gas che i bovini cosiddetti “da macello” producono. Secondo Alexander Hristov, dell’Università della Pennsylvania, ben il 37% del metano (uno dei gas serra più insidiosi) rilasciato in atmosfera ha infatti origine dagli allevamenti intensivi. Ogni vacca scarica ogni giorno in atmosfera dai 400 ai 500 litri di gas metano volatile; potendolo utilizzare concretamente, permetteremmo a un’utilitaria di circolare per circa 15 Km!

Altro aspetto paradossale dell’allevamento di bovini è la sproporzione tra la quantità di risorse necessarie per nutrire un animale e la quantità di carne prodotta grazie a essa. Soffermiamoci solo un attimo su questi numeri: per produrre 1 Kg di carne bovina occorrono circa 3.200 litri d’acqua; un bovino mangia 1 Kg di proteine vegetali per produrre 60 gr di proteine animali. A conti fatti, non sembra una furbata. E ancora, un chilo di proteine presenti nel frumento costa 3 dollari, mentre un chilo di proteine animali 31 dollari: ovviamente, ai grandi allevatori la cosa non dispiace affatto.

La FAO segnala che il 36% dei cereali prodotti nel mondo serve a nutrire gli animali destinati all’alimentazione; questo stride con gli 800 milioni di persone che soffrono di malnutrizione. Se si pensa poi che il rendimento di un terreno coltivato a cereali per alimentazione umana fornisce 5 volte più proteine di quelli destinati alla produzione di granaglie per animali, il conto è presto fatto.

Tutto ciò è legato all’inconcepibile esplosione del consumo di proteine animali avvenuto dal secondo dopoguerra in poi; apparente simbolo di benessere e invece produttore di danni fisici e ricetta infallibile per una obesità garantita (sopratutto dai Fast Food).

In Italia dai 7 Kg pro capite all’anno del 1961, siamo saliti agli 81 Kg del 2007; negli USA, patria dell’obesità grave, il consumo pro capite era di 121 Kg nel 2007, fortunatamente in diminuzione del 12% nel 2011. Di contro, non è un caso che la Cina, che esce da un lungo periodo di povertà diffusa, sta confermando il proprio sviluppo economico quadruplicando il consumo di carne e punta ormai a divenire uno dei maggiori consumatori, non rinunciando ovviamente a inizi di obesità, colesterolo e cardiopatie. Quale, quandue, la ricetta per vivere meglio e tutti? Per iniziare, mangiare meno carne. Molto meno.

Carlo De Sio
Giornalista
Professionista del Marketing Etico e Ambientale