Abbigliamento: stile e moda, a rischio salute

Abbigliamento e allergiaIl settore della moda e dell’abbigliamento in particolare è tra i più floridi delle società occidentali. Per quasi tutti gli abitanti della terra vestire non è solo una necessità, ma un piacere, un modo per esprimere quel che si è, la propria professione e anche il proprio pensiero. Designer e stilisti sono continuamente all’opera per offrirci innovazione, bellezza, colori e tessuti dalle caratteristiche straordinarie; noi compriamo, ma molto di rado ci chiediamo cosa andremo realmente indossando. In verità ci sono almeno tre fattori che andrebbero valutati nel considerare l’abbigliamento che ci accompagna durante le nostre giornate: il tipo di tessuto di cui è fatto, la composizione dei colori che lo tingono e il luogo di produzione da cui proviene. Approfondiamoli singolarmente e scopriamo perché sono così importanti.

Come prima cosa i tessuti non sono tutti uguali, ne esistono di naturali e di sintetici e se è vero che questi ultimi hanno rivoluzionato lo stile e la vestibilità di abiti e biancheria intima, è altrettanto vero che spesso sono inadatti alla traspirazione della pelle; scegliere la prima qualità è quindi indispensabile in questo caso. Le fibre naturali sono sempre la scelta migliore, è la natura stessa a renderle compatibili con la nostra pelle, ma anche in questo caso andrebbero acquistati prodotti non contaminati da elementi quali poliestere, acrilico, poliuretano, e altri ancora. Questi elementi, altamente sensibilizzanti e allergizzanti (sopratutto per le zone intime), possono provocare prurito e arrossamenti fino a scatenare dermatiti eczematose, oltre a essere decisamente dannosi per l’ambiente: difficilmente biodegradabili, le fibre sintetiche vengono infatti scaricate nell’ambiente a ogni lavaggio. Un recente studio australiano parla di un quantitativo di circa 100 fibre per litro d’acqua finito negli scarichi domestici e dunque nei fiumi e nei mari.

Parliamo ora delle tinte utilizzate per rendere i nostri capi belli e unici. L’UE stabilisce per legge pratiche di lavorazione consentite e sostanze vietate perché ritenute altamente cancerogene (tra cui il cromo esavalente reso noto dal film Erin Brockovich, i metalli pesanti come piombo e cadmio, le ammine aromatiche e i coloranti azoici). L’Italia è tra gli Stati comunitari più attenti, purtroppo però non riesce a praticare un controllo totale su ciò che proviene dall’estero. Un gruppo di ricerca dell’Università di Roma, La Sapienza, ha per esempio da poco analizzato una partita di capi Made in China, contraffatti, provenienti da un maxi-sequestro effettuato a Roma: il risultato è drammatico, i prodotti evidenziano una massiccia quantità di cromo esavalente, ben 124 volte superiore al limite consentito, e di ammine aromatiche, sostanze altamente cancerogene come abbiamo appena visto.

Per ultimo, c’è il luogo di provenienza dei capi che acquistiamo. Inutile ripetere il primato che l’Italia, ma anche la stessa Europa, ha in tema di rispetto delle norme a tutela della salute umana e dell’ambiente; dovremmo scegliere il Made in Italy non solo per aiutare la nostra economia ma anche per essere certi che quel che indossiamo non nasconda sorprese. Capi provenienti dai Paesi dell’est e sopratutto dall’Asia molto spesso non rispettano, in parte o del tutto, i nostri protocolli di sicurezza. Oltre al recente studio citato parlando delle tinte, non è lontano lo scandalo che qualche anno fa investì una nota azienda produttrice di articoli sportivi che, grazie alle sue commesse estere, aveva riempito il mercato di capi trovati positivi ai test tossicologici: un problema, questo, sempre più diffuso e pericoloso, anche tra marchi famosi (e costosi).

Come tutelarsi? Comprare prodotti italiani sarebbe già una soluzione (e importante per la nostra economia e per l’ambiente, sappiamo ormai tutti perché), scegliere  prodotti composti da fibre naturali sarebbe eccellente, meglio ancora se contrassegnati dal marchio comunitario Ecolabel che certifica materie prime e processi produttivi eco-compatibili. Tirando le somme potrei dire che quel che indossiamo non è semplicemente un fatto di stile e di moda, ma sempre più spesso un fattore responsabile tanto della nostra salute fisica quanto della nostra virtù morale.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica