Disastro del Vajont: ricordando il passato per cambiare il futuro

Sono trascorsi 53 anni da quello che a più voci è stato definito il disastro naturale italiano più “importante” mai provocato dalla scelleratezza umana. La tragedia del Vajont è figlia di uno dei classici tentativi da parte dell’uomo di manipolare la natura per il proprio tornaconto, in quel caso motivata dalla necessità di produrre energia idroelettrica. Nulla di differente da ciò che accade ancora oggi in effetti, ma in quel caso la naturale arroganza dell’uomo produsse un risultato catastrofico, e come spesso succede decisamente prevedibile. La diga, costruita nel punto meno favorevole tra quelli individuati, fu modificata varie volte per aumentarne la portanza, e man mano che il livello dell’acqua si innalzava i monti circostanti già mostravano cenni di cedimento. La sera del 9 ottobre 1963 la catastrofe: rocce, terra e vegetazione pari a 3 volte la capacità del bacino precipitò in esso provocando un’onda anomala che si riversò con violenza nel fondovalle veneto, sommergendone gli abitati. [Leggi tutto l’articolo]
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Buone feste, tra piccoli consigli e uno spirito festaiolo si, ma sostenibile

Se pensiamo al periodo natalizio ci vengono in mente le montagne innevate, il calore delle pietanze tipiche, il fuoco nel caminetto, l’affetto di parenti e amici, il presepe o l’albero, i pupazzi di neve, l’odore del legno bagnato e tanto, tanto altro. Il Natale non ha le sembianze della plastica, delle discariche abusive, dei gas maleodoranti esalati dalle marmitte delle auto, eppure tutto questo continua a esistere fuori dalle nostre case, anche se per un attimo lo ignoriamo. Forse perché questo periodo ci apre il cuore e fa entrare una ventata di natura, predisponendoci a godere di cose semplici e genuine. Magari è semplicemente proprio di quelle che avremmo bisogno tutto l’anno per essere felici. [Leggi tutto l’articolo]
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Alberi di Natale, cosa farne dopo le feste

L’albero di Natale è un’istituzione ormai, per molti non se ne può proprio fare a meno per celebrare la festa per eccellenza, quella che piace tanto agli adulti e ai bambini per il clima familiare che riesce a creare e perché offre l’occasione di scambiare grandi doni e piccoli gesti e pensieri. Ci sono gli appassionati dell’albero vivo per i quali Natale non è Natale senza l’odore di un pino o di un abete e la piacevolezza che offre agli occhi e al tatto e poi ci sono gli amanti dell’albero sintetico, indubbiamente più pratico ed “etico”. Quale che sia la scelta fatta (un consiglio per l’anno prossimo ve lo voglio regalare comunque: gli alberi stanno davvero bene in natura!) ogni anno milioni di alberi vivi restano “disoccupati” dopo le feste, e se è vero che il loro destino è spesso segnato è altrettanto vero che provare a recuperarli è doveroso. [Leggi tutto l’articolo]
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Per salvare il Pianeta basterebbe un solo giorno. Il mercoledì

Sono due anni che seguiamo e appoggiamo il mercoledìveg, la semplice e al tempo stesso geniale iniziativa di Cambia Menu (il sito promosso da LAV per informare ed educare alla dieta vegetariana e a quella vegana), e di strada ne abbiamo fatta tanta; tuttavia, oggi come allora vogliamo continuare a interpretare questo messaggio di “riduzione” per il bene di tutti. Quando infatti pensiamo all’inquinamento e ai disastri ambientali pensiamo alle industrie, alla plastica, ai carburanti e al petrolio. Indubbiamente siamo circondati da materiali sintetici che in un modo o nell’altro ci ricordano quanto sia presente e preponderante nelle nostre vite l’industria chimica. C’è invece un aspetto della nostra quotidianità (ormai acclarato) e che pesa più di ogni altra cosa sul Pianeta: la nostra dieta, appunto. [Leggi tutto l’articolo]
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Disastro del Vajont: ricordare il passato per cambiare il futuro

Sono trascorsi 52 anni da quello che a più voci è stato definito il disastro naturale italiano più “importante” mai provocato dalla scelleratezza umana. La tragedia del Vajont è figlia di uno dei classici tentativi da parte dell’uomo di manipolare la natura per il proprio tornaconto, in quel caso motivata dalla necessità di produrre energia idroelettrica. Nulla di differente da ciò che accade ancora oggi in effetti, ma in quel caso la naturale arroganza dell’uomo produsse un risultato catastrofico, e come spesso succede decisamente prevedibile. La diga, costruita nel punto meno favorevole tra quelli individuati, fu modificata varie volte per aumentarne la portanza, e man mano che il livello dell’acqua si innalzava i monti circostanti già mostravano cenni di cedimento. La sera del 9 ottobre 1963 la catastrofe: rocce, terra e vegetazione pari a 3 volte la capacità del bacino precipitò in esso provocando un’onda anomala che si riversò con violenza nel fondovalle veneto, sommergendone gli abitati. [Leggi tutto l’articolo]
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